L'Atelier di Colori d'Asia

L'Atelier di Colori d'Asia creatività italiana e fascino orientale Produce in Italia gioielli, foulard, sciarpe e tessuti per abbigliamento e arredamento, borse, cinture ed accessori.

Con competenza ed esperienza pluriennale, Colori d'Asia importa direttamente dall'oriente oggetti particolari ed eleganti, che poi reinterpreta con gusto e creatività, per farli diventare scorci di bellezza nelle nostre case o un tocco di raffinata ricercatezza nel modo di vestire di ogni giorno.

04/02/2026

Varese, dopo più di trent’anni sulle vie dell’Oriente chiude Colori d’Asia Un intreccio di arte antica, moda e design che per oltre trent’anni ha fatto dialogare Varese con l’Oriente. L’atelier Colori d’Asia chiude le porte, lasciando un segno profondo nella storia del commercio della città Varese saluta i “Colori d’Asia”
Chiude dopo 40 anni l’atelier nel centro storico delle sorelle Bollasina. Sono state le prima a introdurre in Italia l’arte orientale Ikat su tessuti, tappeti, vestiti e gioielli. Festa finale davanti al negozio

Le sorelle Lorena e Regina Bollasina davanti al loro negozio

Un intreccio tra arte antica, moda e design. Un ponte tra Oriente e Varese. E una lunga storia, cominciata nel 1994. Che adesso si conclude. L’Atelier Colori d’Asia, in via Griffi, nel centro storico di Varese, ha salutato i clienti affezionati con un aperitivo – bicchiere in mano all'aperto nel confinante bar, all’ora di chiusura. Si, perché quella di ieri sera, sabato 31 gennaio, è stata l’ultima.
AFFARI IN CALO
Le sorelle Lorena e Regina Bollasina, per 40 anni protagoniste dell’attività – la prima in Italia a importare la tecnica ikat della tradizione indonesiana, creando tappeti e abiti – hanno deciso che Big Ben può dire stop. Un pezzo di storia varesina che se ne va, uno dei negozi più suggestivi e artistici che chiude la parentesi. «Nei periodi come quello del Natale si lavora ancora bene, negli altri si fa fatica», ammettono le sorelle Bollasina, che forse proseguiranno a creare ma non più con un locale da aprire tutti i giorni. Varese, dopo più di trent’anni sulle vie dell’Oriente chiude Colori d’Asia
01/02/2026 redazione

Regina e Lorena Bollasina
VARESE – Sono in molti, tra coloro che le conoscono, a considerarle vere artiste. Magari sui generis rispetto ai tradizionali canoni dell’arte, ma Lorena e Regina Bollasina non hanno bisogno di identificazioni particolari per esprimere un talento che ha radici nel lontano Oriente. Una capacità, la loro, che dal 1994 hanno profuso nel loro atelier di via Griffi, la Colori d’Asia, luogo iconico di un modo inusitato per Varese di proporre oggetti, ornamenti, gioielli, mobili ispirati agli Ikat, i tessuti dell’isola di Sumba, simbolici e misteriosi, affascinanti e carichi di colori, appunto.
Oltre tre decenni di un’attività che ora, sull’incedere di mode e abitudini nuove, chiude, lasciando orfana la città di un negozio molto particolare, quasi unico nel suo genere, di sicuro il primo ad occuparsi della pratica degli Ikat. Non a caso un volume che spiega la tecnica e le profonde motivazioni religiose e rituali di chi dà forma e vita a questi tessuti porta la firma di Lorena e Regina Bollasina. Un negozio, si diceva, diventato negli anni, riferimento di incontri culturali e di dibattiti, un luogo di aggregazione e conoscenze.
Ora le due sorelle abbassano la saracinesca con l’impegno di continuare a creare sete e gioielli, per proporle a un mercato magari di nicchia, ma alla ricerca di motivazioni che vadano al di là dei gusti del momento, per rifarsi a un passato e a una storia che richiama sempre e comunque alla spiritualità. E’ in questo contesto che sabato 31 gennaio hanno salutato i loro clienti, meglio, i tantissimi amici, dando loro un arrivederci sulle vie dell’arte, quelle che, affrancate dalle mere esigenze commerciali, conducono dritti all’anima e al cuore di ciascuno di noi.

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Maria Grazia lo sapeva di trovarsi in uno dei posti più pericolosi al mondo. E sapeva anche che quello era un momento particolare: era il 2001, il paese in preda al caos, i Talebani in fuga, violenza e disperazione ovunque.

Ma lei doveva, voleva raccontare quello che stava accadendo, perché era il suo lavoro. Un lavoro che lei amava intensamente nonostante le difficoltà, la valigia sempre pronta e i tanti anni di precariato, prima di essere finalmente assunta, nel 1999, al Corriere della Sera.

Maria Grazia Cutuli aveva bisogno di cercare la verità per poi raccontarla, non era una giornalista da scrivania, e per questo non aveva esitato ad andare in Afghanistan all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, e da Jalalabad aveva deciso di recarsi a Kabul, nell’occhio del ciclone.

Era il 19 novembre 2001. Quella mattina sul Corriere della Sera era appena uscito un suo scoop: Maria Grazia Cutuli aveva scoperto la presenza di un deposito di gas nervino in una base di Al-Qaida. Un articolo scritto dopo settimane di indagini e perlustrazioni sul campo: un bellissimo esempio di giornalismo investigativo.

Ma purtroppo quello fu il suo ultimo articolo.
Perché a pochi chilometri da Kabul, Maria Grazia fu vittima di un agguato, e lei e i suoi colleghi Julio Fuentes, Harry Burton e Azizullah Haidari furono tutti brutalmente uccisi.

Maria Grazia Cutuli aveva solo 39 anni.

Maria Grazia non è stata dimenticata, né in Italia, né in Afghanistan, dove una scuola nella provincia di Herat è stata dedicata a questa giovane inviata di guerra, morta per raccontare la Storia di un paese dilaniato dalla violenza.

Ma quella stessa violenza di allora, oggi è ancora drammaticamente attuale, e nella scuola dedicata a Maria Grazia, la sua foto adesso non campeggia più all’ingresso, ma è seminascosta, per non “disturbare” i talebani che sono tornati al potere.

E a cui, evidentemente, una donna che ha fatto della libertà di informazione la sua vocazione di vita, continua a far paura, anche da morta. Perché donna, perché libera, perché giornalista.

E perché, come scrisse Maria Grazia in uno dei suoi tanti articoli dedicati all’Afghanistan: “Non ci sono donne tra chi fa la guerra, gestisce il potere, decide il futuro”.

La storia di Maria Grazia Cutuli è una ferita che continua a sanguinare, anche a distanza di vent’anni. Una donna, una giornalista, una voce libera che non accettò mai di restare a guardare la Storia da lontano. Scelse di viverla, di rischiare, di sporcarsi le mani di polvere e verità, perché il suo mestiere non era scrivere da una scrivania, ma essere lì, negli occhi del ciclone, dove la vita e la morte si sfiorano ad ogni passo.

Maria Grazia sapeva perfettamente che l’Afghanistan era un luogo pericoloso, eppure partì lo stesso, perché l’amore per il giornalismo e per la verità era più forte della paura. Quella mattina del 19 novembre 2001 aveva firmato uno scoop importantissimo, aveva dato voce a ciò che molti non volevano far sapere. Poche ore dopo, la barbarie l’ha fatta tacere per sempre. Aveva solo 39 anni, eppure aveva già lasciato un’impronta che nessun agguato potrà mai cancellare.

Il fatto che ancora oggi, nella scuola di Herat a lei dedicata, la sua foto sia nascosta per non urtare la sensibilità dei talebani, è l’ennesima prova che la sua forza, la sua libertà, il suo coraggio, continuano a fare paura. Una donna che dice la verità è sempre un pericolo per chi vuole imporre il silenzio e l’oscurità.

Maria Grazia ci ricorda che il giornalismo, quello vero, non è mai comodo né sicuro. È sacrificio, responsabilità, dedizione. È scegliere di dare voce a chi non ne ha, anche a costo della propria vita. Ed è proprio per questo che la sua memoria non deve essere lasciata in un angolo, ma tenuta viva, luminosa, forte.

Maria Grazia Cutuli è morta per raccontare la verità. E il miglior modo per onorarla è non smettere mai di cercarla e di difenderla, ovunque sia minacciata.

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Fotografia vincitrice del premio dell’anno di National Geographic.🐝🐝

Indirizzo

Via Griffi 3
Varese
21100

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 19:00
Martedì 09:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Venerdì 09:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Sabato 09:30 - 12:30
15:30 - 19:00

Telefono

+390332240917

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