Spirito del Tibet

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Spirito del Tibet Il Centro "Spirito del Tibet " è un'associazione no profit che si impegna di sostenere il Popolo Buddhismo e meditazione .

E' tra la splendida Valmarecchia incastonata tra natura, storia e arte che nasce " Spirito del Tibet ", sulla Strada Leontina Fraz. Agenzia , a 25 Km dalla rinomata Rimini e 7 Km dall'imponente San Leo fulcro della regione storica del montefeltro, uno dei più bei Borghi d'Italia e capitale d'arte . Da qui si puo' raggingere ogni zona della Riviera in breve tempo. Il Centro e' nato per sostenere il popolo tibetano, per lo studio e la pratica del buddhismo tibetano Mahayana e poter sviluppare le potenzialita' umane che sono insite in noi amore, compassione e saggezza.

L’importanza della Devozione La devozione è l'essenza del sentiero, e se pensiamo solo al guru e proviamo una devozione ...
27/10/2026

L’importanza della Devozione
La devozione è l'essenza del sentiero, e se pensiamo solo al guru e proviamo una devozione fervente, tutto ciò che accade viene percepito come una sua benedizione.

Se pratichiamo con questa devozione costante, questa è la preghiera stessa.

Quando tutti i pensieri sono permeati di devozione al guru, sorge una fiducia naturale nel fatto che Egli si prenderà cura di ogni cosa. Tutte le forme sono il guru, tutti i suoni sono preghiera e tutti i pensieri, sia grossolani che sottili, sorgono come devozione.

Tutto si libera spontaneamente nella natura assoluta, come nodi che si sciolgono nel cielo.

~ Kyabje Dilgo Khyentse Rinpoche
“Cuore di Compassione”

Riflessione Padmasambhava disse:Per quanto operosi possiate essere,non c'è fine alle attività mondane;ma se praticate il...
27/10/2026

Riflessione

Padmasambhava disse:

Per quanto operosi possiate essere,
non c'è fine alle attività mondane;
ma se praticate il Dharma,
concluderete rapidamente ogni cosa.

Per quanto piacevoli possano sembrare,
le vicende del samsara finiscono sempre in rovina;
ma i frutti della pratica del Dharma
non si deteriorano mai.

Fin dall'inizio dei tempi avete accumulato e alimentato
karma, emozioni negative e tendenze abituali,
che vi costringono a vagare nel samsara.

Se continuate così, quando arriverà la liberazione?

Se vedete tutto questo solo al momento della morte,
è ormai troppo tardi,
quando la testa è già stata recisa,
a cosa serve qualsiasi medicina?

Riconoscendo la sofferenza del samsara,
volgetevi alla pace del nirvana.

~ Dilgo Khyentse Rinpoche in "Il Cuore della Compassione"

Condiviso da Nyingma Teachings

Il Melong - lo Specchio Nel buddhismo tibetano il melong (tibetano: མེ་ལོང་, me long; “specchio”) ha un significato simb...
27/10/2026

Il Melong - lo Specchio

Nel buddhismo tibetano il melong (tibetano: མེ་ལོང་, me long; “specchio”) ha un significato simbolico molto profondo, soprattutto nelle tradizioni Dzogchen, Bön e in alcune pratiche tantriche.

Lo specchio non è visto soltanto come un oggetto rituale, ma come una metafora della natura della mente:

* La mente come specchio: lo specchio riflette qualsiasi immagine — bella o br**ta, piacevole o spiacevole — senza trattenere nulla. Allo stesso modo, la consapevolezza pura (rigpa nello Dzogchen) accoglie tutte le esperienze senza essere modificata da esse.
* Purezza originaria (ka dag): la superficie dello specchio rimane intatta anche quando riflette immagini impure. Simboleggia la natura fondamentale della coscienza, considerata originariamente pura al di là dei pensieri e delle emozioni.
* Vacuità e chiarezza unite: lo specchio rappresenta una delle immagini classiche per spiegare l’unione di vacuità (śūnyatā) e luminosità (prabhāsvara): le immagini appaiono, ma non hanno un’esistenza indipendente nello specchio.
* Conoscenza non duale: guardare nello specchio significa riconoscere che il soggetto che osserva e ciò che appare non sono separati nel modo ordinario in cui li percepiamo.
* Protezione e purificazione rituale: nei contesti tantrici il melong può essere un oggetto consacrato, talvolta portato come amuleto o usato in pratiche di visualizzazione. Può simboleggiare la capacità della saggezza di “riflettere” la realtà senza distorsioni.

Nella tradizione Nyingma, particolarmente legata agli insegnamenti Dzogchen, il simbolismo dello specchio è spesso usato per indicare la presenza consapevole originaria: la mente non deve diventare qualcosa di nuovo, ma riconoscere ciò che già è.

Una frase tradizionalmente associata a questo simbolismo potrebbe essere riassunta così: lo specchio non deve eliminare le immagini per essere puro; la sua natura è già quella di riflettere senza attaccamento.

Per i momenti difficiliLascia che le cose vadano in pezzi !!!Le cose che vanno in pezzi sono, in un certo senso, una pro...
27/10/2026

Per i momenti difficili
Lascia che le cose vadano in pezzi !!!

Le cose che vanno in pezzi sono, in un certo senso, una prova e anche una forma di guarigione.
Pensiamo che il punto sia superare la prova, risolvere il problema.
Ma la verità è che le cose non si risolvono davvero una volta per tutte: si uniscono e vanno in pezzi, poi si uniscono di nuovo e tornano a spezzarsi.
È proprio così.
La guarigione nasce dal lasciare spazio a tutto questo: al dolore e al sollievo, alla miseria e alla gioia.

Quando pensiamo che qualcosa ci porterà piacere, non sappiamo realmente cosa accadrà. E quando pensiamo che qualcosa ci porterà sofferenza, non possiamo saperlo fino in fondo. Lasciare spazio al non sapere è forse una delle cose più importanti.
Restare con quel tremore, con il cuore spezzato, con lo stomaco che brontola, con la disperazione o persino con il desiderio di vendetta: questo è il percorso del vero risveglio.
Restare nell'incertezza, imparare a rilassarsi in mezzo al caos, imparare a non farsi prendere dal panico: questo è il percorso spirituale.
E imparare a riconoscere noi stessi, ancora e ancora, con delicatezza e compassione, è il percorso del guerriero.

In genere consideriamo il disagio, in qualsiasi forma, come una cattiva notizia. Ma per chi desidera davvero comprendere ciò che è vero, sentimenti come delusione, imbarazzo, irritazione, risentimento, rabbia, gelosia e paura possono diventare momenti di grande chiarezza.
Ci mostrano dove ci stiamo trattenendo. Ci insegnano a risvegliarci e a sporgerci in avanti proprio quando vorremmo crollare e tirarci indietro.
Sono come messaggeri che ci mostrano, con straordinaria chiarezza, esattamente dove siamo bloccati.
Questo stesso momento è l'insegnante perfetto e, per nostra fortuna, è con noi ovunque siamo.
Anche le persone e gli eventi che fanno emergere i nostri problemi irrisolti possono diventare una buona notizia. Non dobbiamo andare a cercarli né creare situazioni che ci portino al nostro limite: spesso arrivano da soli, con una regolarità sorprendente.

La maggior parte di noi, però, non accoglie queste situazioni come insegnamenti. Le rifiuta automaticamente. Cerca di scappare.
E quando incontriamo il nostro limite, cerchiamo qualcosa che possa attenuare quel dolore, riempirlo, coprirlo. Da qui possono nascere molte delle nostre dipendenze: dal bisogno di non sentire ciò che, in quel momento, ci sembra impossibile da sopportare.

Non ci sediamo in meditazione per diventare bravi meditatori. Ci sediamo in meditazione per essere più svegli nella nostra vita.
Nella pratica della meditazione non cerchiamo di essere all'altezza di un ideale. Al contrario, impariamo semplicemente a stare con la nostra esperienza, qualunque essa sia.
I momenti più difficili, per molti di noi, sono quelli che creiamo dentro di noi. Eppure non è mai troppo presto né troppo tardi per praticare la gentilezza amorevole.
Non sappiamo quanto tempo ci resta. E proprio per questo possiamo scegliere di fare amicizia con noi stessi e con gli altri, nel tempo che abbiamo.
Si dice che non possiamo raggiungere l'illuminazione, né conoscere veramente la contentezza e la gioia, senza vedere chi siamo, cosa facciamo e quali sono i nostri schemi e le nostre abitudini.

Questo si chiama maitri: coltivare la gentilezza amorevole e un'amicizia incondizionata con noi stessi.

Citazioni di Pema Chödrön per i momenti difficili.

Ecco il guaio …. Ci fissiamo sui pensierGli esseri senzienti si fissano sui pensieri; il vero Yogi non lo fa. I pensieri...
27/10/2026

Ecco il guaio …. Ci fissiamo sui pensier

Gli esseri senzienti si fissano sui pensieri; il vero Yogi non lo fa.
I pensieri degli esseri senzienti sono come incisioni nella pietra: ciò che viene pensato permane, lasciando una traccia.
Qualunque sia l'atto mentale, ne resta un segno.
Per questo dobbiamo accettare l'esistenza del karma, delle emozioni perturbatrici e degli schemi abituali. D'altra parte, però, i pensieri che sorgono nella mente di un vero Yogi sono come disegni nell'aria.
Vi è un movimento apparente, ma si tratta solo di un'apparenza, poiché egli percepisce la natura della propria mente.
Non vi è attaccamento tra chi percepisce e ciò che è percepito e, di conseguenza, non si accumula alcun karma.
Questo è il significato dell'autoliberazione incessante e spontanea.

Non è possibile raggiungere l'illuminazione finché permangono oscuramenti e karma negativo. È necessario interromperli e purificarli; ecco perché si praticano le tecniche di purificazione e si chiede perdono per le azioni negative compiute. Esiste tuttavia un altro modo per porre fine, in modo completo e duraturo, al karma negativo e agli oscuramenti. Il momento in cui si riconosce l'essenza della mente interrompe totalmente, per quell'istante, il karma e gli oscuramenti. Esso purifica il karma negativo accumulato in passato e interrompe qualsiasi ulteriore creazione futura. Finché perdura tale riconoscimento, il karma e gli oscuramenti cessano completamente. La piena stabilità nel riconoscimento della consapevolezza vuota comporta, dunque, la totale eliminazione di ogni oscuramento e karma negativo.

~ Tulku Urgyen Rinpoche, tratto dal libro *Vajra Speech*

Meditare non significa solo stare seduti da qualche parte con gli occhi chiusi.  È vero che la meditazione o la contempl...
27/10/2026

Meditare non significa solo stare seduti da qualche parte con gli occhi chiusi.
È vero che la meditazione o la contemplazione sono la via principale verso la realizzazione, e, naturalmente, tutti lo riconoscono. Anche i praticanti tantrici amano meditare e ricorrere alla contemplazione, ma dobbiamo capire cosa intendiamo realmente per meditazione. Meditare significa lavorare con l’esperienza del vuoto. Se attraverso questa esperienza sviluppi la conoscenza della contemplazione, la tua pratica può davvero diventare vera contemplazione; ma se ciò non avviene, rimani semplicemente in quello stato di vuoto, o shunyata.

Lo stato di vuoto è solo un’esperienza, e ci sono molti tipi di esperienze meditative che non sono contemplazione. Alcuni sostengono che tra due pensieri vi sia uno spazio vuoto, e che quello sia lo stato di contemplazione. Credono che la contemplazione significhi semplicemente estendere questo spazio vuoto tra i pensieri. Alcuni scrivono e ragionano in questo modo, e ritengono che questo sia l’insegnamento del Buddha; tuttavia, non è affatto l’insegnamento del Buddha. Essere nello stato di vacuità significa semplicemente che stiamo vivendo una particolare esperienza. Pensare che tutto sia vuoto ed essere in quello stato è solo un’esperienza di vacuità, ma è ancora molto lontano dall’essere nello stato di contemplazione.

Vera contemplazione significa trovarsi nella nostra condizione reale, che comprende non solo il vuoto, ma anche il movimento. Se non abbiamo la capacità di integrarci o di stare in quel movimento, siamo molto lontani dalla nostra condizione reale. … Se si vive un’esperienza di vuoto, questa non è ancora contemplazione; tuttavia, se ci si trova in uno stato di presenza immediata in quel vuoto, in quel momento si è in uno stato di contemplazione.

- Chögyal Namkhai Norbu
“Dzogchen Teachings”

S.O.SA tutte le persone che fanno domande , e che nn sono ancora sul percorso consiglio vivamente la lettura di questo l...
26/10/2026

S.O.S

A tutte le persone che fanno domande , e che nn sono ancora sul percorso consiglio vivamente la lettura di questo libro che per me è stato illuminante!!C’è davvero spiegato tutto dalle pratiche agli Insegnamenti ed è scritto da S.S. Dalai Lama , quindi come solo Lui sa fare è scritto in maniera semplice, chiara che anche un bambino potrebbe capire …. Fatto questo cari Amici se serve altro fate sapere …. Li trovate a poco , a volte a pochissimo anche usato … VI abbraccio tutti

A tutte le persone che fanno domande , e che nn sono ancora sul percorso consiglio vivamente la lettura di questo libro che per me è stato illuminante!!C’è davvero spiegato tutto dalle pratiche agli Insegnamenti ed è scritto da S.S. Dalai Lama , quindi come solo Lui sa fare è scritto in maniera semplice, chiara che anche un bambino potrebbe capire …. Fatto questo cari Amici se serve altro fate sapere …. Li trovate a poco , a volte a pochissimo anche usato … VI abbraccio tutti

APPUNTISignificato di VAGARE NEL SAMSARADa un praticante ​Viene descritta la condizione esistenziale comune a tutti gli ...
26/10/2026

APPUNTI
Significato di VAGARE NEL SAMSARA
Da un praticante

​Viene descritta la condizione esistenziale comune a tutti gli esseri viventi non risvegliati. Che cos'è il Samsara? È il ciclo delle continue rinascite o dell'esistenza condizionata.
​A spingere questo vagare incessante sono i Tre Veleni della Mente: l'attrazione/desiderio, l'avversione/rabbia e l'ignoranza/illusione. Ogni azione (corporea, verbale o mentale) genera un seme karmico che matura in esperienze future, determinando le modalità, i tempi e i luoghi della rinascita successiva all'interno dei sei reami dell'esistenza (dei, semidei, umani, animali, spiriti affamati e inferi).
​Dal punto di vista buddhista, questo viaggio non ha un inizio rintracciabile nel tempo; gli esseri vagano di vita in vita da un tempo senza inizio, simili a un viaggiatore smarrito in un deserto infinito. Tuttavia, vagare nel Samsara non è una condanna eterna, ma una condizione che può essere superata attraverso la presa di coscienza e la pratica spirituale quali:

-. ​Le Quattro Nobili Verità: Riconoscere l'esistenza della sofferenza, la sua origine nel desiderio egoistico, la possibilità della sua cessazione e il sentiero che vi conduce.

​.-Il Nobile Ottuplice Sentiero: La via pratica fatta di retto comportamento, meditazione e saggezza per recidere le radici del karma.

​.- ll Nirvana: L'estinzione definitiva dei veleni mentali e la liberazione finale dal ciclo delle rinascite, descritta come uno stato di pace ineffabile, compassione e perfetta illuminazione.

​I SEI REAMI DELL'ESISTENZA
​Nel Buddhismo, il Samsara si manifesta attraverso sei differenti reami dell'esistenza. Ciascun reame rappresenta una dimensione karmica in cui gli esseri rinascono a causa delle azioni passate e dello stato della loro mente al momento della morte.
​I sei reami sono tradizionalmente divisi in due categorie: i Tre Reami Superiori (caratterizzati da minor sofferenza e maggiore accumulo di meriti) e i Tre Reami Inferiori (caratterizzati da intensa sofferenza e dominati da emozioni distruttive).

​I Tre Reami Superiori
​1. Il Reame dei Deva (Devaloka - Gli Dei)
​Emozione dominante: Orgoglio e compiacimento.
​È il regno della gioia celeste, dei piaceri sensoriali elevati e del potere. Gli esseri qui vivono vite lunghissime e felici. Tuttavia, accecati dal loro benessere, dimenticano la spiritualità e la sofferenza altrui. Quando il loro buon karma si esaurisce, non hanno altra possibilità che precipitare nei reami inferiori, in anche in quelli malvagi.

​2. Il Reame degli Asura (Asuraloka - I Semidei o Titani)
​Emozione dominante: Invidia, gelosia e competizione.
​Simili agli dei per potere e prosperità, gli Asura passano però il tempo a combattere contro di essi invidiandone la posizione. Sono consumati dal desiderio di primeggiare e dalla rabbia verso chi possiede di più, generando un ciclo continuo di conflitti.

​3. Il Reame degli Umani
​Emozione dominante: desiderio incontenibile misto a discernimento e ricerca.
​È considerato il reame più fortunato per la possibilità di compiere pratiche spirituali. La vita umana offre un equilibrio tra piacere e dolore, permettendo di sviluppare la consapevolezza la scelta e la comprensione del Dharma, ma viene spesso sprecata nella ricerca ossessiva del piacere e dei beni materiali, o distratta dalle preoccupazioni quotidiane.

​I Tre Reami Inferiori
​4. Il Reame degli Animali
​Emozione dominante: Ignoranza, paura e istinto di sopravvivenza.
​Gli animali vivono guidati dagli istinti primari (mangiare, dormire, riprodursi e difendersi). Dominati dall'inconsapevolezza, subiscono la predazione e la sottomissione all'uomo, e non hanno la capacità intellettuale o il linguaggio per riflettere sul proprio stato e liberarsene.

​5. Il Reame dei Preta (Pretaloka - Gli Spiriti Affamati)
​Emozione dominante: Avidità estrema, bramosia e insaziabilità.
​Vengono simbolicamente raffigurati con colli sottilissimi e stomaci enormi. Cercano disperatamente cibo e bevande, ma non riescono mai a nutrirsi (il cibo si trasforma in cenere o fuoco appena lo ingeriscono). Rappresentano la dipendenza psicologica assoluta e l'incapacità di sentirsi mai soddisfatti, legati a un desiderio che non può mai essere estinto.

​6. Il Reame degli Inferi
​Emozione dominante: Collera feroce, odio e disperazione.
​Gli esseri trascorrono la loro esistenza in un luogo di sofferenza continua, acuta e prolungata, divisa in inferni di freddo estremo o di calore rovente. Subiscono tormenti incessanti a causa della violenza e dell'odio accumulato nelle vite precedenti. La sofferenza è talmente soverchiante da impedire qualsiasi pensiero di compassione o evoluzione, e perdura finché il karma negativo che l'ha generata non si esaurisce. Tuttavia, neanche gli inferni sono eterni: l'essere, quando sarà giunto il suo tempo, rinascerà e riprenderà a vagare nel samsara.

​Per completezza, dobbiamo fare presente l'esistenza delle Terre Pure. Fanno ancora parte del samsara, ma lo trascendono: sono una dimensione spirituale creata dalla compassione di un Buddha. Si tratta di mondi incontaminati dal karma negativo, dai desideri mondani e dai dolori del ciclo delle rinascite, in cui l'esistenza è del tutto priva di sofferenze fisiche o mentali.
​Non sono paradisi eterni o mete finali di perfetta beatitudine, bensì luoghi di istruzione e di apprendimento nelle migliori condizioni possibili. Infatti creano l'ambiente ideale per raggiungere l'illuminazione, offrendo ltuttavia a possibilità di fare ritorno nel samsara per aiutare tutti gli esseri a risvegliarsi.

~ Chögyal Namkhai NorbuPer riuscire a integrare realmente la propria pratica nella vita quotidiana, poche sessioni di me...
26/10/2026

~ Chögyal Namkhai Norbu

Per riuscire a integrare realmente la propria pratica nella vita quotidiana, poche sessioni di meditazione seduta al giorno non sono affatto sufficienti; dato che la nostra giornata dura ventiquattr'ore, dedicare solo un'ora o due alla pratica non può portare ai risultati auspicati.

«Integrare», invece, significa comprendere la condizione di «ciò che è» in relazione alla vita stessa, senza cercare di correggerla, in modo che ogni circostanza della propria esistenza diventi un'occasione di pratica.

*** «Dzogchen: lo stato di perfezione originaria»

Ogni afflizione mentale è in realtà la base della saggezza.Se ci lasciamo intrappolare nelle nostre afflizioni o cerchia...
26/10/2026

Ogni afflizione mentale è in realtà la base della saggezza.

Se ci lasciamo intrappolare nelle nostre afflizioni o cerchiamo di riprenderle, solo allora creeremo più problemi. Se, al contrario, le ammiriamo direttamente, ciò che temiamo per noi si trasforma gradualmente nei supporti più forti per la meditazione che potremmo aspettare.

Le afflizioni mentali non sono nemiche.

Sono i nostri amici.

-- Yongey Mingyur Rinpoche 🙏

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