14/02/2020
Lui si chiama Daniel Zaccaro, ha 27 anni, viene da Quarto Oggiaro (Milano) e la sua è una storia di caduta e rinascita, di brutalità e redenzione.
Daniel è stato bullo, sbandato, teppista, persino rapinatore, ha sbagliato e ha pagato, è finito persino in carcere, per mano di una Pm del Tribunale per i minorenni che lo ha fatto condannare “per il suo bene” (come ha spiegato lei) nell’udienza che lo vedeva imputato.
Prima al Beccaria. Poi a San Vittore. E proprio qui ha incontrato Fiorella, un’insegnante in pensione che in carcere gli ha fatto studiare il suo primo libro di scuola: l’Inferno di Dante.
Infine, nel 2015, l’affidamento in prova presso la comunità Kayròs di don Claudio Burgio, dove Daniel lentamente cresce, studia, s’iscrive all’Università, impara il valore dell’educazione, del lavoro, dello studio, il rispetto per se stessi e per gli altri.
Oggi, cinque anni dopo, Daniel è diventato ufficialmente dottore in Scienze della Formazione alla Cattolica di Milano, sogna di diventare educatore e gira per le scuole a raccontare la sua storia di ex bullo diventato uomo.
Alla cerimonia di laurea, ad applaudirlo, insieme ad amici e parenti, c’erano tutti loro: la Pm severa e umanissima che lo ha tolto dalla strada, Fiorella che gli ha donato l’amore per lo studio e, infine, don Claudio, che lo ha aiutato a diventare quello che è oggi.
Le tre persone che hanno cambiato la sua vita. Tutte insieme. Commosse.
Quella di Daniel è una storia sul potere dell’empatia e delle seconde possibilità.
Ci racconta di quali imprese straordinarie siamo capaci noi esseri umani quando crediamo nelle persone.
Ci insegna che il carcere non è castigo, punizione, ma rieducazione e recupero.
Dove noi vediamo odio e cattiveria, spesso c’è solo rabbia e solitudine. Dove noi mettiamo uno stigma, un’etichetta da “delinquente”, “criminale”, ci sono gli esseri umani, con le loro storie.
C’è il sorriso di Daniel.
“La brutalità è indice di povertà di pensiero - dice - È l’espressione di chi non sa comunicare in altro modo. I violenti hanno profondissimi problemi di linguaggio. Quando non sai chiamare il dolore e la rabbia con il loro nome ti scateni così, come un animale. Io l’ho capito, e lo voglio spiegare al maggior numero di ragazzi possibile.”
Congratulazioni dottore.
Buona vita.