19/04/2026
Oggi domenica, un po' di caffè e un po' di Cecilia in mezzo a pietre e fili ⏬
Come ha notato chi mi segue da un po', ho iniziato a cambiare un po' di dettagli della mia presentazione.
Tra tutti, spicca in particolare la mia personale definizione dello stile che propongo: la Filigrana Mediterranea.
..e perché parlo dei miei lavori come di Filigrana Mediterranea?
È Macramè, sono una macramaker, che ci azzecca la filigrana?
Un po' per coraggio di chiamare le cose come ho sempre pensato di chiamarle, un po' perché mi rendo conto che dare voce a quello che sono tramite i social è sempre riduttivo.
Beh, per me la filigrana è memoria.
Da bambina avevo un paio di orecchini in filigrana, regalo di mia nonna.
Li ricordo lavorati in Sardegna, anche se probabilmente venivano dalla Liguria e erano arrivati là per mare, come si è sempre fatto nel Mediterraneo, scambiarsi cose belle senza troppi formalismi.
Negli anni quella memoria ha continuato ad accumularsi senza che me ne accorgessi.
Le filigrane etrusche nei musei del Lazio, che da bambina guardavo senza capire quanto fossero straordinarie.
L'oro veneziano sulle maschere di carnevale.
I pizzi di Burano e di Cantù, il tombolo pugliese, le bordature sarde che mia madre mi faceva notare con quella particolare riverenza che hanno le persone quando riconoscono qualcosa di antico e prezioso.
E poi le filigrane dimenticate, quelle lavorate in rafia, in fibra vegetale, in alga essiccata... Quelle che trovi solo nei mercati di paese nelle mani di qualcuno che non sa di essere l'ultimo depositario di qualcosa.
Stessa logica ovunque, cambiano solo i materiali: trattenere la luce e realizzare disegni.
Quando ho "incontrato" il micromacramè ho capito che era quella la mia lingua.
Solo che lo stile che trovavo intorno a me, quello più prettamente legato alla tradizione italiana, era compatto, prezioso, chiuso su sé stesso.
All'estero il tribale, o il minimale di altissimo design con impronte legate più alle tradizioni sudamericane o turche che al mediterraneo "lato Italia".
Io invece volevo l'aria.
I riflessi sull'acqua.
La brezza sul collo in una notte di mezza estate.
L'estetica spinta, il dettaglio raffinato, il punto luce del sole che compare tra i capelli.
Quella sensazione di indossare qualcosa di antico e leggerissimo allo stesso tempo.
Artistico e prezioso, ma solido e interpretabile da chi lo indossa.
Arioso ma complesso.
Ricercato.
Tenuto in una piccola teca, o esposto sul proprio corpo.
Da quel desiderio nascono tutte e tre le collezioni dell'Atelier, ognuna a modo suo.
Perché poi le esperienze ed i gusti personali sono usciti fuori a modo loro e con i loro tempi.
Il Fantasy, il gotico, gli archetipi, sono tutti capitoli di una lingua - il macramè- che uso per dare e condividere con chi ho davanti la mia visione della Filigrana Mediterranea.
Probabilmente me la credo un po' troppo... Ma l'essere umano vive anche di sogni, e quindi lasciatemi sognare 💖