"impara l'arte e mettila da parte"
Potrei limitarmi a racchiudere in questo detto, l'intero percorso che mi ha portata fin qui. Avevo 14 anni quando, finite le medie, mi trovai di fronte al primo "snodo", che a quell'età, sembra possa decretare la direzione in cui andrà tutto il resto. Navigando, infatti, nel turbinio delle travolgenti acque adolescenziali, tutto pareva possibile, innumerevoli dir
ezioni, meravigliose e strabilianti strade rilucevano ai miei occhi. Dunque, con la convinzione e la sicurezza che si può avere a quell'età (pari a quella che un uomo ha dinnanzi ad una parete di assorbenti), scelsi ciò che in quel momento poteva sembrare il giusto canale in cui riversare le mie energie. A metà anno decisi di mollare per seguire quella vocina che non si era mai zittita, quella pulce che sin dall'inizio mi spingeva a seguire l'istinto che stentavo ormai a tenere a bada. Mi arresi, insomma, di fronte a quella forza quasi elettromagnetica, che mi voleva in ambito artistico. Iniziai così gli studi all'istituto d'arte, più precisamente nella sezione Metalli e Oreficeria. Tutto lì mi venne naturale, le idee si esprimevano da sole, prendevano corpo attraverso le mie mani, e ,niet'altro in quei momenti, tangeva i miei pensieri . Lì mi sentivo io, mi sentivo serena, le ore di laboratorio passavano in fretta e volevo sempre restare più del dovuto. Spesso, tanto era imminente l'esplosione espressiva, che avrei saltato volentieri la parte progettuale....(vi confesso che ,nel cartaceo,ancora adesso non vado oltre gli schizzi). Insomma, avevo trovato la mia via, quella vera. Finite le superiori, il mio desiderio di approfondire questi studi era cresciuto notevolmente. Aveva ormai un posto specifico dentro di me. Un posto proprio accanto al benessere provato una volta scoperto che quello era il modo per esprimermi al meglio; ora le due cose andavano di pari passo, anzi, si alimentavano a vicenda. Feci una ricerca su ciò che poteva confarsi alle mie esigenze. Trovai diverse vie papabili, se non fosse che i corsi erano tutti a pagamento, e, con costi, per le mie disponibilità economiche, piuttosto proibitivi. Decisi, a quel punto di tergiversare, cercare qualcos'altro che potesse affascinarmi...[anno sabatico]
Tentai quindi qualcosa di assolutamente diverso, del tutto decontestualizzato (non ero ancora fuori dal "turbinio dell'adolescenza" ,evidentemente);
feci i test di ingresso per entrare alla facoltà agraria, nello specifico, quella di viticoltura ed enologia. Entusiasta, più che altro incuriosita, tastai questa via: suscitava interesse in me, era piuttosto affascinante, e anche l'ambiente era abbastanza familiare. Gradevole...già...peccato che dopo 7 mesi e un solo tentativo di esame ( nessuna materia d'indirizzo,per altro) quell'esigenza di esprimermi nel pratico si fece di nuovo insistente. Dopo scervellamenti e esami di coscienza, decisi, anche stavolta, di mollare....[altro anno sabatico]
Nell'attesa che una luce si accendesse accecante nella mia confusa mente, e spinta dal desiderio di interrompere il circolo autodistruttivo dell'ignavia, mi "aggrappai" a ciò che in quel momento poteva sembrare il giusto compromesso. Mi decisi a frequentare l'accademia di belle arti. Nonostante non fosse proprio quello che avevo pensato per me, trovai un piano di studi inerente al fashion design che includeva qualche materia relativa alla progetazione di gioielli e accessori, inoltre, avevo sempre avuto una passione per il cucito, dunque conciliai le cose. Andò bene, per qualche anno, mi sentivo stimolata e trovavo un bell'ambiente. Diedi anche qualche materia con successo. Subentrarono, però, una serie di agenti inibitori burocratici e non, che, correlati alla mia titubanza di base, mi portarono alla convinzione che fosse un percorso troppo lungo; io avevo l'esigenza diretta di un indipendenza economica più concreta,più immediata. Mollai anche qui, andai a lavorare da semplice dipendente e per un periodo mi stette anche bene. Penserete che sono piuttosto arrendevole, e in effetti, ripercorrendo le mie tappe, a primo acchitto, anche io ho pensato questo. Riflettendoci, però, un attimo di più, noto che l'unico elemento onnipresente in tutta questa storia, l'unica cosa che non mi ha mai abbandonata, ciò a cui, volente o nolente, ho dovuto dare ascolto, è stata ed è l'esigenza di soddisfare la mia parte "selvaggia" . Posso, quindi, concludere che il percorso mi è stato chiaro si dall'inizio, semplicemente, ho imparato ad acquisire ed utilizzare gli strumenti per interpretarlo, attraverso l'unica via che abbiamo a disposizione: la crescita. Dunque la maturità;
Quella consapevolezza interiore che nessuno ci può insegnare se non la vita stessa, e, che si alimenta di errori di percorso senza i quali non ci fermeremmo a riflettere. Errori senza i quali nessuno avvertirebbe quelle necessità introspettive fondamentali all'accrescimento psicofisico di se stessi. Ho imparato, dunque, a tenere a mente che "I ferri fannu u mastru": in tutte le sue evoluzioni, mai modo di dire fu più azzeccato.