13/01/2024
Una delle feste più sentite nella Barbagia e più in generale in tutta la Sardegna è il falò per Sant'Antonio Abate. A Meana come in altri centri, la vigilia del 16 gennaio è usanza dalla notte dei tempi accendere un enorme falò fatto di tronchi e rami donati dai fedeli in onore del santo.
Secondo una leggenda sarda, che rielabora il ben più noto mito di Prometeo, in antichità, l'uomo, non conoscendo l'esistenza del fuoco, era costretto a sopravvivere al freddo.
Sant'Antonio Abate, preso dalla compassione, si recò nelle profondità dell’inferno per liberare i peccatori dal fuoco.
Nel nostro paese prende il nome di "Fogadone" ed ha un carattere essenzialmente votivo. Infatti l'accensione è preceduta da celebrazioni religiose come la benedizione del falò e una suggestiva processione con la statua del santo. La festa oggi, segnatamente religiosa, si innesta su riti di origini antichissime che richiamano miti di rinascita, della fine dell'inverno e della ripresa vegetativa.
Al di là delle celebrazioni religiose il falò rappresenta per i meanesi un momento di forte aggregazione comunitaria. In tantissimi ci si ritrova, nonostante il freddo attorno al fuoco per riscaldarsi, discutere, ballare, assaggiare il vino nuovo e dolci preparati per l'occasione. Tradizionalmente l'organizzazione del falò è frutto della partecipazione spontanea della popolazione, in particolare delle persone del vicinato dove viene acceso.
Il fuoco che oggi rischiara la piazzetta antistante la chiesetta di Sant'Antonio negli ultimi anni è l'unico che viene acceso, ma abitualmente si accendevano tanti fuochi, pressoché in ogni vicinato e le persone si spostavano di falò in falò per visitarli in un clima di festa.
In Barbagia l'accensione dei falò rappresenta l'inizio del Carnevale e coincide con la prima uscita delle maschere tradizionali.