22/03/2026
Immagina il copione classico: il ragazzo cresce in un paesino di montagna sull'Appennino abruzzese, a 900 metri, niente lavoro, niente prospettive.
Un giorno fa le valigie e scende a Pescara.
Fine del problema, giusto?
Sbagliato.
Pescara in quegli stessi anni stava perdendo residenti pure lei: -2.002 abitanti solo tra il 2019 e il 2024. Non è un porto sicuro. È un'altra fermata sulla via di uscita verso Nord.
Questo è lo schema dello spopolamento in Abruzzo: non è una fuga in una direzione sola, è un imbuto con il buco da entrambe le parti.
I numeri dicono tutto.
Al 31 dicembre 2023, l'Abruzzo contava 1.269.571 residenti, con un calo di oltre 3.000 unità solo nell'ultimo anno. Il saldo naturale regionale è -8.251: nel 2023 sono nati 10.534 bambini e ne sono morti 14.382. Quasi il triplo delle nascite in meno.
L'età media ha superato i 47 anni. Il tasso di natalità abruzzese è 5,8 per mille, sotto la già misera media nazionale di 6,4 per mille.
Se il ritmo tiene, entro il 2042 la regione perderà circa 109.000 abitanti: il -9% della popolazione attuale, contro una media nazionale stimata del -4,5%.
Doppio. L'Abruzzo si svuota al doppio della velocità del resto d'Italia.
La dinamica interna è documentata da ISTAT e Openpolis: i comuni montani delle province di L'Aquila e Teramo — quelli sotto i 5.000 abitanti, che sono 126 su scala regionale — registrano cali fino a -0,6% annuo. Si svuotano verso la costa. Ma la costa, invece di trattenere, funziona da sala d'attesa.
I giovani passano da Pescara, ci restano qualche anno, poi prendono il treno per Milano, Bologna, Roma.
Il saldo migratorio interno dell'Abruzzo è negativo. Ogni anno la regione cede più persone al resto del Paese di quante ne riceva.
E qui arriva il dettaglio che spezza la narrazione del "grande centro che salva le aree interne".
L'Aquila, capoluogo di regione, tiene meglio delle aspettative nei dati recenti. Pescara, la città più dinamica, quella che dovrebbe attrarre, quella che avrebbe dovuto crescere con il progetto Grande Pescara, perde residenti ogni anno.
Non c'è un'ancora.
Lo spopolamento in Abruzzo non è la storia di un borgo che si addormenta. È la storia di una regione intera che si assottiglia per strati, dal centro verso la periferia e poi fuori dal confine regionale, senza che nessun polo urbano riesca davvero a fermare l'emorragia.
In breve:
L'Abruzzo perde residenti al doppio della velocità media nazionale: -9% previsto entro il 2042 contro -4,5% nazionale
Pescara non argina lo spopolamento: ha perso 2.002 residenti tra il 2019 e il 2024
Lo schema è un imbuto doppio: i borghi si svuotano verso la costa, la costa si svuota verso il Nord